Sembra quasi un controsenso parlare di Welfare in ambito pubblico, come lo è in ambito privato: chi si farebbe del male da solo infatti?
Eppure assistiamo continuamente ad azioni e scelte che sembrano opera di una mente masochista…cosa ci aspettiamo noi cittadini che supportiamo e portiamo in giro le idee di Ignazio Marino? Semplicemente il meglio possibile per il maggior numero di persone possibile, nessuno escluso nel rispetto dei diritti sanciti dalla Costituzione Italiana, dal buon senso e da quanto ognuno, per quello che può, dalle istituzioni a noi stessi, saprà mettere in campo.
Credo che solo così potremo pensare di riuscire a perseguire quella mutualità che nella nostra terra ha radici antichissime, rodate e che sono capaci ad oggi anche di produrre reddito, ove ciò non contrasti con l’azione di volontariato che si esprime in modi molto variegati e non sempre visibili perché semplicemente non si ritiene necessario “far sapere” quanto invece semplicemente “fare bene ed utilmente”.
Amo tradurre in anglo italiano la parola Welfare proprio in senso letterale: “fare bene” …in inglese fare nel senso di futuribilità ha anche significato di Costruire…ed allora costruire insieme deve essere un fine che dobbiamo perseguire.
La Politica ben amministrata deve essere un mezzo per perseguire il Welfare come lo deve essere per ogni cosa che fa parte della territorialità, per rispondere ai bisogni della gente, per avere la capacità di saper distinguere, non discriminare, per quello che realmente serve sulla base di quanto viene richiesto….
Può sembrare romantico ed idealista; certo è che come si sta facendo ora non va così bene come dovrebbe andare, anche qui nella nostra Regione, pur avanti rispetto a tante altre realtà italiane e non solo.
Un conto è continuare a perseguire il meglio possibile, un altro conto è invece assestarsi fermi su risultati ottenuti, non guardando al meglio lì davanti, ma ragionando in funzione di quanto stanno male le altre regioni a riguardo di questo come di altri settori. Sicuramente innegabile ma non utile!
Il Welfare moderno ha aspetti che pare che poco abbiano a che fare con esso; non è vero ad esempio che chi opera nel Welfare sia necessariamente buono accogliente, accondiscendente, neutro; per questo ritengo necessario che rigore fermezza e capacità di rispondere in modo chiaro ed inequivocabile (sì o no), dia poi anche chiari segni che questo, come altri campi della vita pubblica, – credo tutti -, non sia il luogo del mercanteggio, del compromesso ad ogni costo, del possibile a prescindere, soprattutto in questi periodi di crisi sia economica che socio culturale ed identitaria .
Proprio perché pare il luogo meglio deputato al raggiungimento dei compromessi, il settore del Welfare è la pietra di paragone dello stato di una comunità allargata e sovraterritoriale come è quella umana!
Nuove politiche per la persona, per le famiglie e per i figli, per gli anziani e per i malati, per le fasce più deboli che spesso non danno un tornaconto in termini di voti, ma che servono sicuramente a creare dignità diffusa, senso di appartenenza, tessuto sociale.
Se una comunità è florida lo si vede non solo dagli indicatori economici, ma anche e soprattutto da quegli indicatori che generano spesa e non guadagno, da come stanno proprio le fasce più esposte e più deboli, e sarà per forza sempre più così!
Non conta infatti quanto reddito produce una comunità, perché se poi la sua produzione non ha sbocchi, questo resta un parametro almeno fuorviante; con esso conta anche come vengono reinvestiti sul territorio i benefici che le economie locali producono.
Consideriamo in esse, con lo spirito di inclusione proprio della volontà universale, molto “parlata” e poco “praticata” dell’uguaglianza fra le persone, indipendentemente dal genere, lingua, razza, cultura, religione, di tutta la gente che abita le nostre terre, volendo con ciò riconoscere nel rispetto reciproco quanti vivono, lavorano, studiano, e semplicemente passano da qui.
A nulla servono i proclami xenofobi e razzisti, a nulla servono le contrapposizioni, ed a poco servono le occlusioni a prescindere; ferme Politiche territoriali, chiare ed applicabili disposizioni in materia frutto della capacità di applicazione del miglior buon senso possibile, nel rispetto degli “indigeni” come degli “stranieri”, volendo con ciò ritenere tali, nel primo caso anche coloro che, ormai integrati anche se solo in parte, (senza diritti civili esprimibili come il diritto di voto e di rappresentanza), ma comunque ormai stabilitisi nei nostri territori da tempo, hanno un lavoro, una casa, famiglia, figli, nel secondo caso coloro i quali attirati dall’ipotesi di futuri migliori rispetto a quelli da cui provengono, arrivano da ogni parte, e cercano i modi di passare e spesso stabilirsi qui da noi.
Ed ancora una volta entra in gioco la Politica, che però in questi casi deve avere la forza ed i mezzi per agire di concerto con i territori di provenienza dei migranti, sia italiani che comunitari che anche extracomunitari; entrano in ballo concrete possibilità di sapere mettere in campo valori propri del Volontariato e del Welfare, utili a superare le vecchie logiche di politiche antiche che non hanno ragione di prevalere, anche agitando spauracchi di legalità e sicurezza, in questo nostro Mondo, che gira spesso assai più velocemente di quanto l’attuale classe politica sia in grado di operare.
Risulta così comodo tendere a risolvere le questioni in campo, senza toccarle come fanno le destre, con interventi sulla cui utilità e soprattutto sulla cui futuribilità personalmente nutro non pochi dubbi; un esempio fin troppo semplice… le ronde servono a due scopi, dare visibilità a chi crede di risolvere il problema girando ed agendo in un clima di polizia , peraltro limitata (almeno questo!), nel suo operare, e soprattutto a non risolvere i problemi che hanno generato questa “grandiosa pensata”.
I problemi restano, e paesi come quelli anglosassoni, a cui facciamo spesso riferimento con la nostra proverbiale esterofilia, hanno tassi di criminalità elevatissimi, pur avendo forze di Polizia assai più potenti delle nostre, ridotte e convogliate queste ultime, a compiti che con il territorio hanno poco o nulla a che fare.
Del Welfare devono essere consapevoli e coinvolte anche le istituzioni che hanno il compito di vigilare ed amministrare in prima istanza nei territori; alla Politica spetta riuscire a mediare, con gli strumenti che le sono propri per fare sì che le nostre terre, siano accoglienti, capaci di generare futuri possibili, degne dei retaggi dei nostri avi che fino a pochissimo tempo fa sono anche morti, per garantirci una vita migliore.
Il Welfare moderno, applicabile, utile e necessario, deve perciò saper prima di tutto coniugare le necessità ed i bisogni veri della gente con un’appassionata voglia di conseguire risultati anche, piccoli ma certi, nella legalità, nel rispetto di ogni singolo individuo, e nel rispetto delle leggi vigenti; con spirito federativo nella nostra Regione, noi popoli accoglienti, dovremo saper dotarci di quegli strumenti che ci permetteranno in modo assai più lungimirante e realmente futuribile di sopravanzare, come peraltro è già stato fatto in diverse occasioni in passato, ed in campi diversi, le leggi ed i decreti legge nazionali, che l’attuale Governo emana, in modi vecchi, autoritari, non certo autorevoli, sopravanzando la parlamentarità della nostra Repubblica, sicuramente anche questa da riordinare, ma non per questo da escludere nelle sue più elementari funzioni!
Lorenzo Romoli
08/08/09 San Martino in Rio